Napoli: protesta delle persone con disabilità

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Protesta delle persone con disabilità a Napoli: «Da soli non ce la facciamo». Famiglie chiedono più aiuti e servizi.

Manifestazione davanti alla Regione Campania per chiedere interventi concreti, assistenza domiciliare, sostegno scolastico e tempi più rapidi per le terapie. Al centro della protesta anche le difficoltà quotidiane dei caregiver e delle famiglie che si prendono cura delle persone con disabilità.

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«Da soli non ce la facciamo». È questo il grido che riassume la protesta delle persone con disabilità e dei loro familiari scesi in piazza a Napoli per chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni e risposte concrete alle difficoltà che affrontano ogni giorno. La manifestazione si è svolta davanti alla sede della Regione Campania e ha portato al centro del dibattito una questione fondamentale: garantire alle persone con disabilità servizi adeguati, continuità assistenziale e il diritto a una vita dignitosa e il più possibile autonoma.

Dietro la protesta ci sono famiglie che spesso si trovano a gestire situazioni complesse senza disporre di un sostegno sufficiente. L’assistenza quotidiana, le visite mediche, le terapie, gli spostamenti e il rapporto con gli uffici pubblici possono trasformarsi in un percorso faticoso, soprattutto quando mancano servizi facilmente accessibili o quando le risposte arrivano dopo lunghe attese.

La richiesta dei manifestanti è chiara: le famiglie non possono essere lasciate sole a sostenere responsabilità che richiedono interventi organizzati, risorse adeguate e una collaborazione efficace tra servizi sociali, strutture sanitarie, scuole ed enti pubblici.

Le richieste delle famiglie: assistenza e servizi più accessibili

Uno dei punti centrali della mobilitazione riguarda la necessità di rafforzare i servizi destinati alle persone con disabilità. Per molte famiglie, riuscire a ottenere un’assistenza adeguata significa affrontare difficoltà burocratiche, liste d’attesa e problemi organizzativi che incidono direttamente sulla qualità della vita.

Tra le questioni sollevate figurano il potenziamento dell’assistenza domiciliare, la disponibilità di percorsi riabilitativi e terapeutici, il sostegno durante l’inserimento scolastico e la possibilità di ricevere aiuti commisurati alle esigenze effettive della persona.

L’assistenza domiciliare rappresenta un elemento particolarmente importante, perché consente a molte persone di ricevere supporto nel proprio ambiente familiare, evitando che ogni necessità ricada esclusivamente sui parenti. Quando questo servizio è insufficiente, le famiglie devono riorganizzare interamente la propria vita per garantire presenza e assistenza, spesso riducendo il tempo da dedicare al lavoro, al riposo e alle relazioni personali.

La protesta richiama quindi l’attenzione sulla necessità di servizi continuativi e coordinati, capaci di accompagnare la persona con disabilità nelle diverse fasi della vita. Non basta prevedere interventi occasionali: occorre costruire percorsi stabili, con responsabilità chiare e risposte tempestive.

Fondo per la non autosufficienza e assegni di cura: le richieste urgenti

Tra le richieste avanzate dai manifestanti c’è lo sblocco dei ritardi legati al Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) e agli assegni di cura continuativi. Si tratta di strumenti importanti per sostenere le persone che necessitano di assistenza costante e le famiglie che se ne fanno carico.

Il problema riguarda anche le graduatorie, i tempi di accesso alle prestazioni e la necessità di assicurare continuità agli aiuti economici. Quando un contributo tarda ad arrivare o non è garantito con regolarità, organizzare l’assistenza diventa molto più difficile.

Le famiglie hanno chiesto inoltre di sbloccare le liste d’attesa delle Unità di Valutazione Integrata (UVI), attraverso le quali vengono valutati i bisogni delle persone e predisposti gli interventi assistenziali. Un’altra richiesta riguarda il rinnovo automatico dei sostegni per le persone con disabilità gravissime e permanenti, evitando che chi presenta condizioni irreversibili debba affrontare ripetutamente procedure amministrative complesse.

L’obiettivo è garantire risposte tempestive e proporzionate alle necessità, evitando interruzioni dell’assistenza che possono avere conseguenze pesanti sulla vita quotidiana.

Caregiver familiari: una responsabilità che non può ricadere soltanto sui parenti

Uno dei temi più importanti della manifestazione è stato il ruolo dei caregiver familiari, cioè delle persone che assistono quotidianamente un familiare con disabilità o non autosufficiente.

In moltissime famiglie sono soprattutto genitori, madri, padri, coniugi e figli a garantire la presenza necessaria per affrontare le attività quotidiane. Si tratta di un impegno che può richiedere assistenza durante il giorno e, nei casi più complessi, anche durante la notte.

Quando una persona ha bisogno di supporto continuo, il familiare che se ne prende cura può trovarsi costretto a ridurre l’orario di lavoro, rinunciare a opportunità professionali o affrontare spese aggiuntive. A tutto questo si sommano la stanchezza fisica, la pressione emotiva e la difficoltà di trovare momenti di riposo.

Per questo i manifestanti hanno chiesto un sostegno concreto ai caregiver e l’approvazione di misure capaci di riconoscere il valore sociale dell’assistenza familiare. Tra le richieste figura anche una maggiore attenzione alla necessità di conciliare il lavoro con la cura.

Il principio alla base della protesta è che aiutare chi assiste una persona con disabilità significa sostenere anche la persona assistita. Un caregiver adeguatamente supportato può affrontare il proprio compito con maggiori risorse, mentre l’assenza di servizi rischia di lasciare entrambi in una condizione di vulnerabilità.

La responsabilità dell’assistenza, quindi, non dovrebbe essere affidata esclusivamente alla disponibilità economica e alle energie dei singoli nuclei familiari. Servono servizi pubblici accessibili, sostegni continuativi e una rete territoriale in grado di intervenire quando le necessità aumentano.

Scuola e riabilitazione: garantire continuità ai percorsi

La protesta ha riguardato anche il diritto all’istruzione e la necessità di garantire un sostegno scolastico adeguato agli alunni e agli studenti con disabilità.

La frequenza scolastica rappresenta un momento fondamentale per lo sviluppo delle competenze, la socializzazione e la costruzione dell’autonomia. Tuttavia, perché questo diritto sia effettivo, occorre che gli studenti possano contare sui supporti necessari e che le famiglie non siano costrette a intervenire continuamente per colmare le carenze organizzative.

Il sostegno scolastico deve essere programmato in modo da assicurare continuità, tenendo conto delle esigenze individuali e del progetto educativo. Le interruzioni o l’insufficienza dell’assistenza possono compromettere la partecipazione alle lezioni e rendere più difficile il percorso di crescita.

Un’altra richiesta riguarda l’azzeramento delle liste d’attesa per terapie e riabilitazione. Per molte persone con disabilità, la regolarità dei trattamenti è essenziale per mantenere le capacità acquisite, migliorare il funzionamento quotidiano e prevenire il peggioramento di alcune difficoltà.

Ritardare una valutazione o interrompere un percorso riabilitativo può significare perdere tempo prezioso. Per le famiglie, inoltre, trovare alternative private non è sempre possibile, soprattutto quando i costi sono elevati.

La disponibilità di servizi tempestivi, pertanto, non è soltanto una questione organizzativa, ma riguarda la possibilità di ricevere interventi adeguati ai propri bisogni e di esercitare concretamente i propri diritti.

Il progetto di vita e il diritto a costruire il proprio futuro

Tra gli obiettivi indicati dalle famiglie c’è anche la realizzazione di progetti di vita personalizzati, pensati per accompagnare le persone con disabilità verso la maggiore autonomia possibile.

Un progetto di vita non dovrebbe limitarsi a organizzare le prestazioni assistenziali. Deve considerare la persona nella sua interezza, tenendo conto dei desideri, delle capacità, delle relazioni, delle aspirazioni professionali e delle opportunità di partecipazione sociale.

Per alcune persone può significare migliorare l’autonomia domestica, per altre frequentare attività educative, lavorare, partecipare alla vita della comunità o sviluppare relazioni indipendenti dal nucleo familiare.

In questa prospettiva, assume particolare importanza anche il tema del Durante e Dopo di Noi: la necessità di garantire continuità nell’assistenza e soluzioni abitative e sociali adeguate quando i genitori non saranno più in grado di occuparsi direttamente dei figli.

È una preoccupazione che accompagna molte famiglie, soprattutto quando la disabilità richiede un sostegno intenso e permanente. Pianificare per tempo significa evitare che il futuro della persona dipenda esclusivamente dalla presenza dei genitori e costruire alternative rispettose dei suoi diritti.

L’incontro con la Regione Campania e la richiesta di risposte concrete

Durante la manifestazione, una delegazione di associazioni e familiari è stata ricevuta dall’assessore regionale alle Politiche sociali e alla Scuola, Andrea Morniroli.

L’assessore ha espresso la volontà di trasformare il confronto con le famiglie in un percorso politico continuativo, accogliendo la proposta di istituire un tavolo permanente di confronto sui punti presentati dalla rete dei familiari.

L’incontro rappresenta un passaggio importante perché apre uno spazio di dialogo tra le istituzioni e le persone direttamente coinvolte. Tuttavia, per le famiglie sarà fondamentale verificare che al confronto seguano interventi concreti, tempi definiti e impegni verificabili.

Un tavolo di confronto può aiutare a individuare le criticità e coordinare le risposte, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di affrontare le questioni più urgenti: risorse economiche, assistenza domiciliare, terapie, sostegno scolastico e riconoscimento dei caregiver.

Le famiglie chiedono soprattutto di non dover ricominciare ogni volta da zero, raccontando la propria situazione a uffici diversi e attendendo per mesi una risposta. La semplificazione burocratica è quindi una componente essenziale della protesta, perché l’accesso ai diritti dovrebbe essere più semplice proprio per chi affronta le difficoltà maggiori.

«Da soli non ce la facciamo»: un messaggio che riguarda tutti

La manifestazione di Napoli richiama l’attenzione su una realtà che va oltre i confini della Campania. Le difficoltà delle famiglie con persone con disabilità riguardano l’organizzazione dei servizi, la disponibilità delle risorse e la capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni individuali.

Lo slogan scelto dai manifestanti esprime la necessità di condividere le responsabilità e di costruire una rete di sostegno che non lasci nessuno indietro.

La richiesta non è soltanto economica. È una richiesta di ascolto, rispetto e riconoscimento. Le persone con disabilità hanno diritto a vivere con dignità, partecipare alla società e sviluppare la propria autonomia. I familiari e i caregiver, a loro volta, hanno bisogno di servizi che consentano loro di assistere i propri cari senza essere costretti a sacrificare interamente la propria vita.

Per trasformare queste richieste in risultati concreti occorrono finanziamenti adeguati, procedure semplici, personale sufficiente e una collaborazione stabile tra istituzioni sanitarie, servizi sociali e scuole.

La protesta del 7 ottobre 2026 ha riportato al centro del dibattito una domanda essenziale: quanto è realmente inclusiva una società se le famiglie devono affrontare da sole le difficoltà dell’assistenza?

La risposta dovrà arrivare attraverso politiche capaci di garantire continuità, equità e sostegno concreto. Perché l’inclusione non può fermarsi alle dichiarazioni di principio: deve tradursi in servizi accessibili, diritti rispettati e opportunità reali per ogni persona.

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