Permessi 104: la Cassazione chiarisce conta l’assistenza non l’orario
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La Legge 104 del 1992 rappresenta uno dei pilastri del sistema di tutela per le persone con disabilità e per i loro familiari. In particolare, l’articolo 33 prevede la possibilità per i lavoratori di usufruire di permessi retribuiti per assistere un familiare con handicap grave. Negli ultimi anni, però, il tema dell’utilizzo corretto di questi permessi è stato al centro di numerosi contenziosi, soprattutto per il timore dei datori di lavoro di possibili abusi.
Una recente evoluzione giurisprudenziale, culminata in diverse pronunce della Corte di Cassazione nel 2024 e 2025, ha chiarito aspetti fondamentali: i permessi 104 possono essere utilizzati anche al di fuori dell’orario lavorativo e non richiedono necessariamente una presenza continua accanto al disabile. Si tratta di un orientamento che rafforza i diritti dei caregiver e introduce una visione più realistica dell’assistenza.
Il principio chiave: conta l’assistenza, non l’orario
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23185 del 2025, ha stabilito un principio molto importante: ciò che rende legittimo l’utilizzo dei permessi non è la coincidenza con l’orario di lavoro, ma la reale finalità assistenziale.
In altre parole, il lavoratore può anche prestare assistenza al familiare disabile in orari diversi da quelli in cui sarebbe dovuto essere al lavoro, ad esempio la sera o durante la notte. Questo perché i permessi non sono “orari”, ma “giornalieri”: servono a liberare tempo dal lavoro affinché possa essere dedicato alla cura.
La Cassazione ha quindi superato una visione rigida e formalistica, riconoscendo che l’assistenza non segue necessariamente schemi temporali prestabiliti.
Non è necessario stare sempre con il disabile
Un altro chiarimento rilevante arriva dalla sentenza n. 14763 del 2025. In questo caso, la Corte ha affermato che non è richiesto che il lavoratore resti accanto al familiare disabile in modo continuo durante tutto il periodo di permesso.
L’assistenza, infatti, può comprendere anche attività indirette o complementari, come fare la spesa, acquistare farmaci, organizzare visite mediche o svolgere pratiche amministrative. Anche momenti di pausa o esigenze personali possono essere tollerati, purché non venga meno il collegamento con la finalità assistenziale.
Questo principio è coerente con una concezione “ampia” dell’assistenza, che tiene conto delle esigenze concrete della vita quotidiana.
Niente abuso se l’assistenza è reale
Uno dei temi più delicati riguarda il cosiddetto “abuso dei permessi 104”, spesso contestato dai datori di lavoro. La Cassazione ha chiarito che l’abuso si verifica solo quando manca del tutto il nesso tra l’assenza dal lavoro e l’assistenza al disabile.
Non costituisce abuso, invece:
- prestare assistenza in orari diversi da quelli lavorativi;
- non essere costantemente accanto al familiare;
- svolgere attività connesse o accessorie all’assistenza.
Inoltre, spetta al datore di lavoro dimostrare un eventuale uso improprio dei permessi. Questo elemento rafforza ulteriormente la posizione del lavoratore, evitando contestazioni basate su presunzioni o controlli parziali.
Il ruolo del datore di lavoro
La giurisprudenza ha anche limitato il potere del datore di lavoro di intervenire sulle modalità di fruizione dei permessi. Ad esempio, non può sindacare la scelta dei giorni in cui il lavoratore decide di utilizzarli, né contestare il fatto che l’assistenza non coincida perfettamente con l’orario lavorativo.
Resta però fermo un principio: il lavoratore deve poter dimostrare, in caso di contestazione, che l’attività svolta durante il permesso è effettivamente collegata all’assistenza.
Una visione più moderna dell’assistenza
Le pronunce della Cassazione segnano un cambio di prospettiva importante. L’assistenza al familiare disabile viene considerata nella sua dimensione reale, fatta di esigenze variabili, imprevedibili e spesso distribuite nell’arco dell’intera giornata.
Non si tratta più di “timbrature” o di controllo minuto per minuto, ma di una valutazione complessiva della condotta del lavoratore. Come sottolineato dalla stessa Corte, il tempo dell’assistenza “non si misura con il cronometro”, ma con la sua effettività e finalità.
Conclusioni
Le recenti sentenze della Cassazione hanno chiarito definitivamente alcuni punti fondamentali sulla Legge 104:
- i permessi possono essere utilizzati anche fuori dall’orario di lavoro;
- non è necessario restare sempre accanto al disabile;
- ciò che conta è l’effettiva assistenza;
- l’abuso esiste solo se manca il collegamento con la cura;
- il datore di lavoro deve provare eventuali irregolarità.
Si tratta di un orientamento che tutela maggiormente i lavoratori caregiver, riconoscendo la complessità dell’assistenza e garantendo una maggiore flessibilità. Allo stesso tempo, resta fermo il principio di responsabilità: i permessi devono essere utilizzati in modo corretto e coerente con la loro finalità.
