Riforma disabilità: dal 2027 nuove procedure per l’invalidità civile
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Dal 1° gennaio 2027 è previsto un cambiamento importante per le persone con disabilità e per le loro famiglie: la riforma introdotta dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, entrerà a regime su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è rendere più semplice e uniforme il riconoscimento della condizione di disabilità, riducendo gli adempimenti burocratici e mettendo maggiormente al centro le esigenze della persona.
La riforma riguarda diverse procedure, non soltanto l’invalidità civile, ma anche gli accertamenti relativi alla cecità e alla sordità civile, alla Legge 104/1992 e ad altri ambiti collegati ai diritti e alle prestazioni delle persone con disabilità. Il nuovo sistema è stato introdotto gradualmente attraverso una fase di sperimentazione in diverse province italiane, in vista della sua applicazione nazionale nel 2027.
Certificato medico introduttivo: come cambia la domanda
Una delle principali novità riguarda l’avvio della procedura per il riconoscimento della disabilità. Nel nuovo sistema, il procedimento di valutazione di base parte dalla trasmissione telematica all’INPS del certificato medico introduttivo, compilato da un medico abilitato.
La trasmissione del certificato assume valore di istanza e, nei territori in cui si applica la nuova procedura, non è necessario presentare anche una separata domanda amministrativa per avviare l’accertamento sanitario.
Questo passaggio punta a semplificare il percorso per le persone che devono chiedere il riconoscimento dell’invalidità civile o di altre condizioni di disabilità. In precedenza, il procedimento prevedeva generalmente due passaggi distinti: la presentazione del certificato medico e quella della domanda amministrativa all’INPS.
Con la riforma, invece, l’obiettivo è ridurre le duplicazioni e rendere più lineare l’iter. Le famiglie potranno comunque rivolgersi a patronati e soggetti di assistenza per ricevere informazioni e supporto nella gestione delle pratiche.
L’INPS al centro del nuovo accertamento
Un’altra modifica significativa riguarda il ruolo dell’INPS, che diventa il soggetto unico responsabile dell’accertamento sanitario attraverso il procedimento denominato valutazione di base.
Il nuovo modello supera la precedente organizzazione articolata in più fasi di accertamento e verifica, puntando a una gestione più coordinata delle valutazioni.
Le commissioni medico-legali vengono organizzate come Unità di Valutazione di Base (UVB), secondo le disposizioni previste dalla riforma. Per i minori sono previste specifiche competenze professionali, così da tenere conto delle particolari esigenze legate all’età e alle condizioni di salute.
La finalità è rendere il sistema più omogeneo sul territorio nazionale e limitare le differenze procedurali che possono verificarsi tra le diverse aree del Paese.
Una valutazione più attenta ai bisogni della persona
La riforma introduce un approccio che non si limita a considerare la diagnosi medica o la percentuale di invalidità. La valutazione deve tenere conto anche del funzionamento della persona e delle difficoltà che incontra nella vita quotidiana, in relazione alle barriere ambientali e sociali.
Questo orientamento è coerente con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. L’obiettivo è comprendere meglio quali sostegni siano necessari per favorire l’autonomia, la partecipazione sociale e l’accesso ai servizi.
La valutazione di base riunisce diversi accertamenti precedentemente distinti. La riforma prevede inoltre l’utilizzo di criteri e strumenti aggiornati, con maggiore attenzione ai bisogni individuali e alle condizioni concrete di vita.
L’applicazione dei nuovi criteri dovrà seguire le disposizioni e i decreti attuativi previsti per le diverse condizioni di salute.
Il Progetto di vita individuale e personalizzato
Tra gli aspetti più importanti della riforma figura il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. Si tratta di uno strumento pensato per coordinare gli interventi e i sostegni necessari alla persona con disabilità, coinvolgendo, secondo le rispettive competenze, servizi sociali, servizi sanitari, scuola, formazione e altri ambiti della vita quotidiana.
Il progetto deve partire dalle esigenze, dalle preferenze e dalle aspirazioni della persona interessata, favorendone la partecipazione alle decisioni che la riguardano.
L’intento è superare una gestione frammentata degli interventi, nella quale ogni servizio opera separatamente, e promuovere invece un percorso maggiormente integrato.
L’attivazione del Progetto di vita non deve essere confusa con l’automatico riconoscimento di una prestazione economica: si tratta di uno strumento distinto, finalizzato a organizzare sostegni e interventi personalizzati.
Quali patologie sono interessate dalla sperimentazione
Nel corso della sperimentazione sono stati introdotti criteri specifici per l’accertamento della disabilità connessa a tre condizioni: disturbi dello spettro autistico, diabete mellito di tipo 2 e sclerosi multipla.
L’INPS ha inoltre previsto l’estensione progressiva della sperimentazione a nuove province, con l’obiettivo di preparare il passaggio al sistema nazionale.
Per altre condizioni di salute, comprese alcune patologie oncologiche, cardiache, respiratorie e reumatologiche, l’applicazione dei criteri specifici deve essere verificata sulla base dei relativi provvedimenti attuativi. Non è quindi corretto presumere che tutte le patologie seguano già le medesime procedure speciali.
Che cosa devono fare le persone con disabilità nel 2027
Con l’entrata a regime della riforma, le persone che intendono avviare una nuova procedura dovranno verificare le modalità operative aggiornate e rivolgersi a un medico abilitato per la trasmissione del certificato introduttivo.
È importante ricordare che la nuova procedura non comporta automaticamente la perdita delle prestazioni già riconosciute. La normativa tutela, secondo il principio di non regressione, le certificazioni precedenti e i diritti già maturati.
Chi percepisce una pensione di invalidità, un’indennità di accompagnamento o altre prestazioni non deve quindi presumere di dover presentare una nuova domanda soltanto per effetto dell’entrata in vigore della riforma. Eventuali revisioni o nuovi adempimenti dipenderanno dalla situazione individuale e dalle disposizioni applicabili.
Una riforma che punta a semplificare l’accesso ai diritti
Il 2027 rappresenta una tappa fondamentale per l’attuazione della riforma della disabilità. La centralizzazione dell’accertamento presso l’INPS, il certificato medico introduttivo e il Progetto di vita mirano a rendere le procedure più semplici e a migliorare il coordinamento degli interventi.
La sfida sarà trasformare le nuove disposizioni in servizi realmente accessibili, con tempi ragionevoli, informazioni chiare e un’assistenza adeguata per le persone con disabilità e le loro famiglie.
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