Decreto scuola: il Garante chiede più tutele per alunni disabili

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Il diritto all’inclusione scolastica deve venire prima delle esigenze organizzative degli istituti. È questo il messaggio lanciato dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che il 14 ottobre 2026 ha espresso un giudizio critico sul cosiddetto decreto scuola, chiedendo al Parlamento di modificare alcune disposizioni durante l’iter di conversione in legge. Al centro del confronto ci sono temi fondamentali per migliaia di famiglie italiane: le ore di sostegno, l’aggiornamento del Piano educativo individualizzato (PEI), il coinvolgimento dei genitori e la continuità del percorso scolastico.

La posizione dell’Autorità è stata illustrata durante un’audizione davanti alla 7ª Commissione del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge relativo alla conversione del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170. Secondo il Garante, alcune norme introdotte per migliorare la programmazione e l’organizzazione delle scuole rischiano di comprimere i diritti degli studenti con disabilità, subordinando le loro necessità alle risorse di personale effettivamente disponibili.

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Ore di sostegno: al centro devono esserci i bisogni dell’alunno

Uno dei punti più delicati riguarda l’assegnazione delle ore di sostegno. Per il Garante, la quantità e la qualità del supporto scolastico devono essere definite considerando le esigenze individuali dello studente, senza lasciare che la disponibilità di insegnanti o i vincoli dell’organico diventino il criterio determinante.

Il sostegno rappresenta uno strumento essenziale per garantire la partecipazione alle attività didattiche, favorire l’autonomia e permettere agli alunni di sviluppare le proprie capacità. Quando le risorse non sono adeguate alle necessità individuate, il rischio è che il diritto all’istruzione inclusiva rimanga soltanto formale.

L’Autorità riconosce l’importanza di una corretta programmazione delle risorse, ma sottolinea che l’organizzazione amministrativa non dovrebbe stabilire in anticipo i limiti del percorso educativo di un ragazzo. La scuola deve individuare le soluzioni necessarie per rispondere ai bisogni degli studenti, valorizzandone le potenzialità e sostenendone la crescita.

Il PEI deve seguire la crescita dello studente

Un’altra questione riguarda il Piano educativo individualizzato, il documento che definisce gli obiettivi educativi e didattici, gli interventi e i sostegni necessari per l’alunno con disabilità.

Il Garante chiede che il PEI possa essere aggiornato ogni volta che cambiano le esigenze dello studente o emergono nuove necessità. La progettazione educativa, infatti, non può essere considerata un semplice adempimento burocratico da completare entro determinate scadenze e lasciare poi invariato per il resto dell’anno scolastico.

Ogni percorso di crescita è caratterizzato da cambiamenti, progressi e possibili difficoltà. Per questo motivo, gli strumenti educativi devono poter essere adattati alla situazione concreta del ragazzo, con interventi tempestivi e coerenti con la sua evoluzione.

La possibilità di aggiornare il PEI è particolarmente importante quando si verificano cambiamenti nelle condizioni personali, nelle capacità comunicative, nell’autonomia o nella partecipazione alle attività scolastiche. Una progettazione flessibile permette di intervenire in modo più efficace e di evitare che procedure e scadenze ostacolino risposte necessarie.

Famiglie e servizi sanitari: una collaborazione fondamentale

Il terzo punto sollevato dall’Autorità riguarda il coinvolgimento delle famiglie e dei servizi sanitari nella definizione del percorso educativo. I genitori conoscono la storia, le abitudini e le necessità dei propri figli e possono fornire informazioni preziose per individuare obiettivi realistici e strategie adeguate.

Anche la collaborazione con i professionisti sanitari e con le altre figure coinvolte nell’assistenza può contribuire a costruire un progetto coerente, capace di integrare le esigenze didattiche con quelle personali e relazionali.

Secondo il Garante, la partecipazione di questi soggetti non dovrebbe essere ridotta o sacrificata per ragioni di tempo o di semplificazione amministrativa. Un confronto effettivo consente di individuare meglio le necessità dello studente e di coordinare gli interventi.

Per le famiglie, questo significa poter contribuire concretamente alle decisioni che riguardano l’istruzione e l’inclusione dei figli, anziché essere coinvolte soltanto formalmente.

Nessun alunno dovrebbe essere costretto a cambiare scuola

Tra le criticità segnalate figura anche il rischio che alcuni studenti con disabilità possano essere costretti a cambiare istituto per rispettare determinati vincoli organizzativi o percentuali.

Il Garante ha ribadito che la continuità scolastica e il percorso educativo individuale devono essere tutelati. Cambiare scuola può comportare la perdita di relazioni consolidate, l’interruzione di percorsi di apprendimento e la necessità di adattarsi a un ambiente nuovo.

Per uno studente che necessita di sostegni specifici, la stabilità delle relazioni con insegnanti, compagni e personale scolastico può avere un ruolo importante. Le decisioni organizzative dovrebbero quindi considerare le conseguenze concrete sulla persona, evitando trasferimenti automatici determinati esclusivamente da esigenze amministrative.

Il collegamento con il Progetto di Vita

Il Garante ha inoltre evidenziato la necessità di coordinare le disposizioni del decreto scuola con la riforma della disabilità e con il principio del Progetto di Vita, che pone al centro la persona, le sue preferenze, le sue aspirazioni e i sostegni necessari per partecipare pienamente alla società.

L’inclusione scolastica non riguarda soltanto la presenza fisica in classe, ma anche la possibilità di apprendere, instaurare relazioni, sviluppare competenze e costruire progressivamente la propria autonomia. La scuola rappresenta una componente fondamentale di questo percorso e dovrebbe operare in collegamento con la famiglia e con gli altri servizi coinvolti.

Che cosa succederà adesso?

Le osservazioni del Garante sono state rivolte al Parlamento affinché il testo possa essere corretto durante l’esame per la conversione in legge. È importante precisare che le richieste dell’Autorità non modificano automaticamente il decreto: saranno i lavori parlamentari a stabilire se le disposizioni contestate verranno riviste.

La questione rimane centrale per gli studenti con disabilità e per le loro famiglie, che chiedono percorsi educativi personalizzati, sostegni adeguati e maggiore continuità.

Il principio richiamato dal Garante è chiaro: l’organizzazione scolastica deve essere uno strumento per garantire i diritti, non un ostacolo alla loro realizzazione. Una scuola realmente inclusiva non si limita a rispettare procedure e scadenze, ma costruisce le condizioni affinché ogni studente possa apprendere, partecipare e sviluppare le proprie capacità.

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